Sono chiuso nel mio guscio
e cerco un varco,
un’uscita da me stesso…
E nel caso la trovassi
ho già in mano il saldatore
per poterla sigillare
nell’ipotesi a qualcuno
venga in mente
la felice idea di entrare!
UomoMacchina
Sono chiuso nel mio guscio
e cerco un varco,
un’uscita da me stesso…
E nel caso la trovassi
ho già in mano il saldatore
per poterla sigillare
nell’ipotesi a qualcuno
venga in mente
la felice idea di entrare!
UomoMacchina
“Si dice che ci vuole soltanto un minuto per capire se qualcuno è speciale, un’ora per apprezzarlo e un giorno per amarlo.
Ma ci vuole una vita intera per dimenticarlo.”
Beka Valentine
…
“E forse non basta.”
UomoMacchina
Spesso mi capita di dover aiutare qualche amico con il proprio computer che fa le bizze. Ancor più spesso la causa del problema non è un virus, né un difetto del sistema operativo e neppure un problema hardware. In molti casi il PC funzionava egregiamente fino a quando sulla tastiera ha posato le manine un amichetto esperto di computer ansioso di apportare qualche indispensabile modifica, installare gli aggiornamenti, l’ultima versione di un software fighissimo o, addirittura, una versione più recente ed affidabile del sistema operativo.
Il risultato è quasi sempre quello che ormai comunemente viene definito, in gergo tecnico, lo sputtanamento del computer!
Unica speranza per ripristinare il corretto funzionamento dell’aggeggio elettronico è contattare uno che sa dove mettere le mani: un vero esperto.
Ed ecco che squilla il mio cellulare e dall’altro capo parte la richiesta disperata di aiuto condita di lusinghe e moine varie atte a convincermi ad intervenire quanto prima. (continua…)
Mi sento estraneo…
Estraneo a quello che mi circonda, estraneo a quelli che mi circondano…
Se ricevessi un giorno di vita in più per tutte le volte che mi sembra di essere fuori contesto a quest’ora potrei essere sul punto di raggiungere l’immortalità!
La cosa buffa è che ci sono delle volte in cui quasi mi sforzo di mescolarmi, di lasciarmi inghiottire dalla scenografia, di costruire un dialogo nel quale sentirmi coinvolto; ma poi accade qualcosa, qualcuno pronuncia una parola, una frase, ed ecco che, come se mi ridestassi improvvisamente da ipnosi, mi ritrovo spaesato. Atteggiamenti che riconosco come follia sembrano essere normalità agli occhi degli altri, mentre quello che a loro risulta anormale è per me pienamente condivisibile.
Capita anche e soprattutto nel quotidiano, relativamente a discorsi circa argomenti futili che dovrebbero accomunare il pensiero di chiunque, non fosse altro che per la loro stessa natura banale. Così è capitato qualche sera fa, in auto con delle amiche mentre alla radio passava la canzone vincitrice della scorsa edizione del Festival di Sanremo, Per tutte le volte che, cantata da Valerio Scanu (che io ascoltavo per la prima volta): loro sono state colpite dal ritornello che recita “…a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo…” ed hanno dato vita ad un dibattito (che nei giorni seguenti ha suscitato polemiche anche al di fuori dell’abitacolo) a proposito della strana espressione “in tutti i laghi”. (continua…)
Dicono che i bambini siano la voce della verità. Dicono anche che i figli siano il riflesso dei genitori. Dicono che essi rappresentano il futuro.
Ebbene, un po’ questo mi disorienta, un po’ quasi mi spaventa.
Qualche volta mi capita di ascoltare dei piccoli che parlano ai grandi oppure che parlano tra di loro e, a prescindere da quello che stiano dicendo, mi fa rabbrividire il modo in cui formulano alcune frasi. 
E non mi riferisco ai congiuntivi ed ai condizionali, ormai me ne sono quasi fatto una ragione, so che sono stati spodestati dell’indicativo imperfetto; mi riferisco all’utilizzo dei verbi essere ed avere quando non utilizzati come ausiliari: li senti pronunciare frasi composte utilizzando esclusivamente il verbo avere, nella sua accezione di possesso. Sono proprietari di giocattoli, di oggetti, di vestiti, di scelte persino, addirittura di decisioni!
“Io ho la Playstation 3…”, “…io ho un cucciolo di labrador…”, “Io ho un telefonino 3G…”…
Queste sono le frasi che sento pronunciare.
Di certo quando ero bambino anch’io pronunciavo frasi simili insieme ai miei coetanei, ma noi preferivamo di gran lunga il verbo essere, nella sua accezione qualificativa: “…io sono capace di arrampicarmi su un albero…”, “Io sono il più bravo della classe!”, “…e io sono Gig Robot d’Acciaio.”. (continua…)

Che trimone!
Ho fatto una scoperta da premio Nobel!
Come tutte le grandi scoperte, anche la mia è arrivata per caso, semplicemente riflettendo sulla strada che quasi tutti (anzi, direi praticamente tutti) i miei amici hanno deciso di imboccare, chi prima chi dopo: la strada che porta al matrimonio!
Riflettevo sul perché tutti loro si sono sentiti attratti da un bisogno irrinunciabile, mentre il sottoscritto ne viene respinto come un magnete di polarità uguale al campo cui viene avvicinato…
Riflettevo su cosa mi spinge a fuggire la semplice idea di immaginare me stesso, un giorno vicino o lontano, convinto e deciso a pronunciare la fatidica frase “sì, lo voglio”… (continua…)
Passano i mesi, passano gli anni, trascorrono eventi che si susseguono, vivo esperienze, faccio cose, vedo gente…
Sembra un susseguirsi ripetitivo di troppe costanti e poche variabili; ma non è come sembra: qualcosa cambia, giorno dopo giorno, radicalmente!
Il percorso è tracciato dalla fuga da ciò che mi spaventa e dalla ricerca di quello che bramo: l’obiettivo è l’equilibrio.
Ne ho necessità, lo cerco in ogni cosa, mi aiuta a sopravvivere.
Ho lavorato molto su me stesso in cerca di un equilibrio interiore stabile, resistente, maturo.
Mi sono convinto che fosse indispensabile essere in pace con se stessi per essere in pace con il mondo.
Niente di più falso e utopistico!
Mano a mano che costruivo il mio equilibrio interiore, con fatica, a forza di tentativi e di errori, empiricamente, in realtà raggiungevo traguardi ambiti nel mio intimo, ma perdevo terreno fuori dal mio ego, nella terra del prossimo, allontanando gli altri da me inconsapevolmente ma irrimediabilmente. (continua…)

Ultimamente mi capita di confonderli: la ragione e i sentimenti, intendo.
Anzi, a dirla tutta, sono confuso proprio sul rapporto che li lega o li distingue. Alle volte ho ritenuto che fosse giusto ed opportuno preoccuparsi maggiormente dei sentimenti che della ragione, che essi fossero più importanti, che fossero la principale chiave di lettura dell’esistenza e che dovrebbero sempre guidare le scelte di un uomo; altre volte ho pensato che fosse doveroso e logico, nonché salutare, utilizzare il senno per giudicare, riflettere, decidere ed infine agire, piuttosto che lasciarsi guidare dal cuore o dallo stomaco che spesso possono fraintendere, tradire, far male a noi stessi e agli altri, soprattutto ai destinatari dei nostri sentimenti più benevoli. (continua…)

Oggi ho riscoperto il piacere secondo Barilla (per chi conosce lo spirito delle pubblicità della famosa pasta di grano duro).
Non intendo scrivere la cronaca del lauto pasto in famiglia, ma semplicemente le sensazioni che la giornata mi ha piacevolmente lasciato addosso. (continua…)